La leggenda del Bagnitiello
Nel 1726 Camillo Eucherio Quinzi diede alle stampe la prima edizione del poema “Inarime o i bagni di Ischia”, poema nel quale il dotto padre gesuita riportava la leggenda del Bagnitiello
Il giovane Acmeno, figlio di una ninfa abitava ad Ischia. Un giorno saltando da una sponda all’altra di un torrente vi cascò dentro. Chiamò aiuto, ma nessuno lo sentì. Allora pregò gli dei. Infine Giove impietosito lo trasformò in sorgente, dicendogli: “Non pianger più, almo fanciullo, fatti coraggio in modo degno di un nume; invece che di lacrime, ora scorrerai con acque salutari che allevieranno i morbi e gioia apporteranno. Su questi lidi che hanno reso vane le tue invocazioni, sollievo troverà chi è sofferente di mal d’orecchio”.
Improvvisamente le membra del fanciullo si sciolgono in acque, le braccia, ammolliti i nervi, si tramutano in acque correnti; si liquefanno le dita e le gambe. Acqua diventano le ossa e gli omeri.
